C’è qualcosa di intimo e grandioso al tempo stesso quando si parla di Haute Couture a Parigi. Non è solo una settimana della moda: è un rito collettivo, un momento che intreccia la storia della moda con le sue infinite possibilità future. E così, dal 7 al 10 luglio 2025, la capitale francese si è trasformata ancora una volta nel cuore pulsante del lusso più puro e visionario.
Quest’anno, la Couture Week è più di una semplice passerella: è un punto di svolta. Gli equilibri cambiano, le direzioni artistiche si rimescolano, e il concetto stesso di “alta moda” si apre a contaminazioni, performance artistiche e riflessioni sempre più profonde sul tempo, sull’identità e sul mestiere.
Demna dice addio a Balenciaga: il silenzio prima dell’applauso
È impossibile raccontare questa edizione senza partire da uno degli eventi più attesi e simbolici: l’ultima collezione di Demna Gvasalia per Balenciaga. Un nome che, negli ultimi anni, ha ridefinito i codici estetici del marchio e ha spaccato in due il modo di concepire il lusso: iperreale, concettuale, spesso disturbante, sempre radicale.
Il suo addio è un momento denso, carico di tensione. Nessuna esplosione scenografica. Solo abiti – linee spigolose, volumi surreali, nero assoluto – che sembrano sussurrare qualcosa sul nostro tempo. È il Demna più essenziale di sempre, quasi in punta di piedi, pronto a chiudere il cerchio prima di (forse) aprirne un altro da Gucci. Eppure, proprio questa sottrazione lo rende ancora una volta potente: nella couture, il silenzio è forza.
Il debutto di Glenn Martens da Margiela: decostruire per ricostruire
Ma se da una parte qualcuno saluta, dall’altra c’è chi entra in scena. Glenn Martens, ex Y/Project e direttore creativo Diesel, ha fatto il suo esordio come nuovo volto di Maison Margiela. Le aspettative erano altissime, e non ha deluso.
La sua visione è coerente con l’eredità di Margiela: decostruzione, stratificazione, identità fluida. Ma è anche personale, giocata su una teatralità misurata, che alterna drappeggi scultorei a silhouette al limite tra l’umano e l’architettonico. Un debutto che non cerca lo shock, ma costruisce un nuovo linguaggio, fatto di gesti, tagli, equilibri inaspettati.
Nel backstage, lo stilista ha parlato di “ritorno alla forma viva dell’abito”, e in effetti i suoi modelli sembrano respirare, vivere, spostare l’aria. Una couture fatta per emozionare, non per stupire.
La couture diventa arte: performance e poesia davanti al Louvre
E poi c’è stato lui: Jordan Roth, produttore teatrale e icona queer della moda internazionale, che ha trasformato l’ultima sera della settimana in una vera e propria performance dal vivo davanti al Louvre, dal titolo Radical Acts of Unrelenting Beauty.
Tra proiezioni, danza contemporanea e abiti-scultura, la moda è diventata installazione, parola, movimento. Il messaggio? “La bellezza non deve essere addomesticata, va vissuta, anche se fa paura”. È stato uno dei momenti più poetici ed emotivi della settimana, e ha sancito un fatto: oggi l’haute couture non è solo una vetrina di lusso, ma un linguaggio artistico a tutti gli effetti.
Oltre le grandi maison: voci nuove e artigianato radicale
Accanto ai giganti, anche i piccoli brand indipendenti hanno avuto spazio e visibilità. Julie de Libran ha riportato in passerella una couture intima, fatta di tessuti di recupero, corsetti in velluto e citazioni anni ’30. Iris van Herpen, invece, ha lasciato il pubblico a bocca aperta con le sue creazioni ispirate alle forme marine e alle tecnologie bioluminescenti.
La loro presenza, sempre più centrale, conferma che la couture non è più solo appannaggio delle maison storiche. Anzi, spesso è proprio dalle mani di queste designer-artigiane che arriva il messaggio più forte: la moda può essere lenta, sostenibile e profondamente umana.
Perché questa couture ci riguarda tutti
Ci si potrebbe chiedere: perché parlare di abiti che pochi possono permettersi? Perché raccontare collezioni da sogno in un mondo così concreto? La risposta è semplice: perché la couture è un’idea, prima che un prodotto.
È la dimostrazione che anche nel 2025 possiamo ancora stupirci, commuoverci davanti a un taglio perfetto, a un tessuto che cade come una carezza, a una narrazione visiva che dice qualcosa di profondo. E anche se non indosseremo mai un abito couture, possiamo ispirarci ogni giorno a questo spirito: scegliere con cura, cercare qualità, apprezzare il dettaglio, rispettare chi crea.
Modabrand e la couture: il nostro sguardo
In Modabrand, crediamo che la moda debba essere accessibile ma mai banale, ispirata ma autentica. Per questo vogliamo raccontarvi la couture non come qualcosa di distante, ma come un serbatoio di idee, emozioni e direzioni.
Da queste passerelle trarremo ispirazione per le prossime collezioni, i lookbook, i contenuti social. Racconteremo cosa ci ha emozionato di più, analizzeremo i tagli, i colori, le scelte sceniche. E vi inviteremo a reinterpretare tutto questo nella vostra vita quotidiana, a partire dal vostro stile.
Conclusione: la couture come promessa di bellezza
La settimana dell’haute couture parigina si chiude, ma ciò che lascia non è solo una sequenza di outfit: è una sensazione. Quella che la moda, quando è fatta con cuore, visione e mestiere, può ancora farci sognare.
E noi vogliamo continuare a raccontarvelo. Passerella dopo passerella, dettaglio dopo dettaglio. Perché la moda – quella vera – non è solo cosa indossiamo, ma come scegliamo di guardare il mondo.








Lascia un commento